Il costo che sale più veloce del rischio Report - 30 • 08 • 2026 Prospettive dalla Presidenza IL COSTO CHE SALE PIÙ VELOCE DEL RISCHIO Cambiamento climatico, protection gap e il nuovo mestiere dell’assicuratore Agosto 2026 Un’estate di record termici, incendi che hanno bruciato più ettari che in quasi tutti gli anni della serie storica, e una frana glaciale tra Nepal e Tibet che in poche ore ha causato centinaia di morti: il 2026 non è un’anomalia, è un campione. Per il settore assicurativo è il segnale più chiaro finora che il rischio climatico ha smesso di essere una variabile di coda e sta diventando il centro della curva. ~100 mld $ Danni globali da catastrofi, primo semestre 2026 (Swiss Re) 42 mld $ Quota coperta da assicurazione 3+ mld € Danni da incendi in Europa, stagione 2026 (stima FT) ~75% Quota non assicurata dei danni climatici in Europa dal 1980 Un’estate che ha ridefinito il concetto di “normale” Giugno e luglio 2026 sono stati, secondo Copernicus, i mesi più caldi mai registrati nell’Europa occidentale, con temperature massime che in alcune aree hanno superato di 8-12 gradi le medie storiche 1960-1990. Non è stato un picco isolato: quattro ondate di calore consecutive hanno attraversato il continente da maggio, e alla fine di agosto gli incendi avevano già bruciato in Europa quasi 500.000 ettari, collocando il 2026 tra i peggiori anni della serie storica per superficie percorsa dal fuoco. Swiss Re osserva che il riscaldamento europeo viaggia a un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale, e che il caldo estremo funziona ormai come moltiplicatore di altri rischi: anticipa la stagione degli incendi, la estende verso aree del Centro e Nord Europa storicamente non attrezzate a gestirla, e aggrava siccità e stress idrico su fiumi come Reno e Danubio, con ricadute dirette su logistica e produzione industriale. Il dato più interessante per chi fa impresa assicurativa, però, non è la temperatura in sé. È il modo in cui si è spostata la composizione del danno. Il rischio si è spostato: dai grandi eventi ai “pericoli secondari” Il rapporto sigma di Swiss Re Institute sul 2025 — l’anno di riferimento più completo disponibile — mostra che i cosiddetti pericoli secondari (incendi, tempeste convettive, alluvioni localizzate) hanno generato il 92% delle perdite assicurate globali da catastrofi naturali: 107 miliardi di dollari su un totale di perdite economiche di 224 miliardi censite da Munich Re. Non un singolo evento catastrofico a dominare la classifica, ma un accumulo di eventi considerati singolarmente “minori”, che sommati producono un conto superiore a quello di molti terremoti o uragani di categoria elevata. Il primo semestre 2026 conferma la tendenza: circa 100 miliardi di dollari di danni economici globali, dei quali solo 42-44 miliardi coperti da polizza. Un rapporto di copertura che oscilla tra il 40% e il 45% a livello globale, e che scende ben sotto il 25% se si guarda alla sola Europa meridionale. Il protection gap non è più un tema per i convegni sullo sviluppo: è una voce di conto economico, per gli assicuratori e per gli Stati che ne assorbono il residuo. Nepal, la cronaca di un rischio che non è più “esotico” Il 26 agosto una piena improvvisa ha travolto il sistema del fiume Bhotekoshi, al confine tra Nepal e Tibet, causata dal collasso di un ghiacciaio e dalla conseguente formazione e rottura di un lago glaciale (un fenomeno noto tecnicamente come GLOF, glacial lake outburst flood). Il bilancio, ancora in aggiornamento, supera le 600 vittime accertate e le 2.000 persone disperse, con danni gravissimi a strade, ponti e un impianto idroelettrico. Tra i dispersi figurano centinaia di cittadini stranieri, inclusi turisti italiani. Non è un episodio isolato: i laghi glaciali himalayani si stanno moltiplicando ed espandendo con il ritiro dei ghiacciai, e il rischio GLOF è oggi monitorato come una delle minacce emergenti a più rapida crescita in tutta la regione himalayana. Per il settore assicurativo il caso nepalese è utile proprio perché è quasi del tutto scoperto da coperture: mostra in forma estrema che cosa significa un “protection gap” totale — l’intero costo umano ed economico che ricade su famiglie, comunità e aiuti internazionali, senza alcun cuscinetto assicurativo a redistribuirlo nel tempo. È lo stesso meccanismo che si osserva, in scala minore, negli incendi europei o nelle alluvioni italiane: la differenza tra un evento che un sistema economico riesce ad assorbire e uno che lo destabilizza sta quasi sempre nella quota di danno che è stata, prima, assicurata. L’Italia: rischio alto, copertura bassa Secondo l’EIOPA, l’Italia è — insieme alla Grecia — il Paese europeo con il più ampio divario tra esposizione al rischio climatico e copertura assicurativa. Il WWF stima che dal 1980 i disastri climatici siano costati all’Italia oltre 135 miliardi di euro, di cui appena il 20% coperto da polizza: l’80% resta a carico di famiglie, imprese e finanza pubblica. L’obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali per le imprese, entrato in vigore in Italia negli ultimi anni, va nella direzione giusta e Swiss Re lo indica esplicitamente come un passo avanti per colmare il divario su terremoti, alluvioni e frane. Ma resta un intervento parziale: riguarda le imprese, non le famiglie, e la sua efficacia dipenderà dalla capacità del mercato di offrire prodotti sostenibili anche nelle aree a rischio più elevato — non solo in quelle già ben coperte. Che cosa cambia per chi fa impresa assicurativa Repricing strutturale, non ciclico. I modelli di pricing tarati su serie storiche pre-2015 sottostimano sistematicamente la frequenza dei pericoli secondari. La revisione dei modelli catastrofali non è più un esercizio periodico, ma un processo continuo. Il vero collo di bottiglia è la sottoscrizione, non il capitale. Il sistema riassicurativo globale ha capitale sufficiente ad assorbire gli shock attuali; il problema è la disponibilità a scrivere rischio in aree e per rami dove la sinistrosità è diventata strutturalmente più alta e meno prevedibile. Parametrico ed embedded come leve di inclusione. Dove il rischio cresce più velocemente della capacità di pricing tradizionale, i prodotti parametrici (trigger oggettivi, liquidazione rapida, minore contenzioso) e la distribuzione embedded possono ampliare la platea assicurata a costi di distribuzione sostenibili — un tema centrale per l’insurtech italiano. Prevenzione come parte del prodotto, non come esternalità. Sconti legati a interventi di mitigazione, partnership con protezione civile e utilities, dati satellitari e IoT per il monitoraggio in tempo reale: la sottoscrizione del futuro remunera chi riduce il rischio prima che si manifesti, non solo chi lo trasferisce dopo. Partenariati pubblico-privato strutturali. Il modello “tutto sul mercato” o “tutto sullo Stato” non regge più da nessuna parte in Europa: la strada indicata da Swiss Re e dalla stessa EIOPA è quella di schemi misti, con l’obbligo assicurativo italiano come primo tassello di un impianto ancora da completare. La domanda che conta per il 2027 Il settore assicurativo ha attraversato il 2025 e la prima metà del 2026 senza un evento-simbolo capace di imporsi da solo nella memoria collettiva, come fu invece per certi grandi uragani o terremoti del passato. È accaduto qualcosa di più difficile da raccontare ma più significativo da gestire: un accumulo continuo di eventi medi, distribuiti su più continenti e più rami, che testano la capacità del settore di ripensare pricing, capitale e distribuzione alla stessa velocità con cui cambia il clima. La domanda che l’ecosistema assicurativo italiano — compagnie, broker, insurtech, regolatore — dovrà porsi non è più se il rischio climatico meriti attenzione prioritaria. È se l’industria riuscirà a innovare prodotto e distribuzione abbastanza in fretta da restare rilevante per i rischi reali delle famiglie e delle imprese italiane, invece di ritirarsi verso i segmenti a rischio più basso e lasciare che il resto del Paese resti scoperto. Italia Insurtech Association — contenuti editoriali della Presidenza. Fonti: Swiss Re Institute (sigma, H1 2026), Munich Re (NatCatSERVICE 2025), Copernicus/C3S, EIOPA, WWF Italia, Financial Times, ricostruzioni giornalistiche sull’alluvione Nepal-Tibet del 26 agosto 2026.