17 • 04 • 2020

Sono 12,7 milioni gli italiani che utilizzano servizi fintech e insurtech, e il numero delle startup in questi settori è cresciuto in modo esponenziale: se ne contano 326 nel nostro Paese, con una raccolta di finanziamenti per 654 mln di euro. Il settore in cui si opera di più è quello dei servizi bancari, che ha un’offerta di startup quasi doppia rispetto a quello dei servizi assicurativi. Un ambito, quest’ultimo, che secondo gli analisti ancora deve ‘scoppiare’ ma che cavalca un trend di crescita. “Le startup italiane stanno improntando il loro modello di business verso un’architettura open: ben il 73% ha avviato almeno una partnership con altri attori, che in metà dei casi non sono finanziari, e in particolare le più mature si mostrano molto attive nelle collaborazioni“ commenta Filippo Renga, co-direttore dell’Osservatorio fintech & insurtech del Politecnico di Milano “Il principale asset nella partnership con le startup, secondo le aziende, è la possibilità di accedere a nuove tecnologie come Api, big data analytics e artificial intelligence”. Secondo il report dell’Osservatorio, realizzato in collaborazione con Nielsen Italia, i servizi relativi alle assicurazioni non sono tra quelli maggiormente scelti tra chi utilizza gli strumenti di fintech/insurtech: mentre pagamenti mobili e chatbot per comunicare con la banca sono ormai ampiamente diffusi,

i servizi relativi ad assicurazioni istantanee/on demand e ad assicurazioni con premi basati sul comportamento sono ancora strumenti di nicchia. Solo il 14% degli utenti ha già acquistato una polizza completamente online (l’86% di questi una polizza auto) mentre la maggioranza (66%) dei consumatori non ha mai acquistato polizze in forma digitale. Come mai?

 

“In Italia siamo molto sottoassicurati rispetto agli altri paesi europei, basta guardare i dati Istat. Il motivo è prima di tutto culturale: l’assicurazione è percepita come una perdita di denaro, non c’è quell’approccio anglosassone alla previdenza, dove se allago la casa del vicino è un dovere civile garantire la possibilità di ripagare il danno” dice Edoardo Monaco, founder di Axieme, la startup di social insurtech che sta cercando di cambiare il paradigma del settore assicurativo.

“Ho scoperto il mondo dell’insurtech che a quel tempo, nel 2015, in Italia, praticamente non esisteva. Ho capito che c’erano dei margini di miglioramento enormi, e mi sono innamorato del settore”. Il digitale è sicuramente il primo fattore di semplificazione rispetto alle compagnie assicurative tradizionali. “Oggi le compagnie lavorano ancora con sistemi farraginosi, per esempio alcuni non accettano l’email perché non c’è la data o ora certa e ti chiedono di usare il fax per inviare i documenti: rendiamoci conto. Noi invece, abbiamo costruito un preventivatore online che ti fa la polizza casa in 40 secondi”.

L’elemento distintivo di Axieme è sicuramente il Giveback “È un sistema che ti permette di avere un rimborso della polizza in assenza di sinistri, se compri una polizza casa da 100 euro annuali e non ti succede nulla per l’intero anno, te ne restituiamo 25.

La quota del Giveback ovviamente varia in base al comportamento di tutti gli altri clienti che hanno acquistato la tua stessa polizza. Per questo è una social insurance.

Ogni cliente, poi, può controllare lo stato della sua polizza e di quelle degli altri nella sua ‘cerchia’ mediante l’area riservata dell’app.”

 

Nel futuro, Monaco vede il settore insurtech raggiungere vette ancora più alte: “Secondo me ancora non è scattata una vera comprensione tra i manager con potere decisionale in certi gruppi assicurativi importanti. Molti di loro vedono le startup e la digitalizzazione ancora come uno spauracchio”. I dati gli danno ragione: secondo il World insurtech report 2019 di Capgemini ed Efma, anche se il 68% delle compagnie di assicurazioni afferma che le partnership hanno un ruolo di primo piano, solo il 32% di esse ha dichiarato di avere all’attivo collaborazioni per servizi a valore aggiunto. Inoltre, meno del 40% degli operatori tradizionali desidera costruire infrastrutture tecnologiche predisposte per una collaborazione aperta con le insurtech. Ma nel futuro le cose cambieranno: “Deve ancora arrivare il momento in cui stapperemo la bottiglia di champagne perché il manager della grande compagnia si accorgerà che doveva fare le cose 5 anni fa e che ora è troppo tardi per farle internamente”. Così Monaco punta all’exit: “Quel manager non potrà far altro che shopping di startup. E noi saremo lì, pronti, ad attenderlo”