Innovazione - 11 • 12 • 2020

 

Perché l’innovazione delle assicurazioni ha bisogno di nuovi standard, dall’intelligenza artificiale alla gestione dei sinistri

Lo scenario insurtech, fatto di startup, venture capital e compagnie che hanno lanciato il cuore oltre l’ostacolo, è da qualche anno il luogo in cui sta maturando la nuova industria assicurativa e dove vengono sperimentati originali modelli di business e servizi innovativi resi possibili dalle tecnologie digitali.

Intelligenza artificiale, big data analytics, blockchain hanno ormai dimostrato di poter essere abilitatori di una trasformazione positiva per tutti, compagnie e clienti, in termini di efficienza e di efficacia. Nel 2020, anche sulla spinta della pandemia da coronavirus, si è aperta una nuova fase in cui sempre più spesso si passa dalla sperimentazione all’adozione delle innovazioni nell’industria assicurativa. Insurtech e insurance tenderanno sempre di più a coincidere.

Le barriere culturali alla digital transformation sono ormai abbattute, ciò che serve in questo momento per dare ulteriore spinta all’innovazione è l’individuazione e la definizione di standard di riferimento, soprattutto in relazione a temi come l’open insurance, l’intelligenza artificiale e la gestione dei sinistri, che presentano anche profili etici dal momento che si tratta di ambiti in cui l’innovazione passa dall’uso responsabile dei dati sensibili dei clienti.


La frontiera dell’Open Insurance

L’Open Insurance si basa sul concetto di ‘sharing’ dei dati e dei servizi tra diversi operatori al fine di creare nuovi servizi, applicazioni e modelli di business innovativi. Come avviene questo scambio? Per mezzo delle cosiddette API, Application Programming Interface, moduli software che permettono a sistemi differenti di interagire. Noyo, per esempio, è una startup americana dell’open insurance: la sua piattaforma ‘amministra’ decine di API di aziende, compagnie assicurazione, broker, piattaforme software di welfare e assistenza sanitaria e altro ancora per fare in modo che possano scambiarsi fra di loro dati in modo sicuro, efficiente e preciso, creando valore per tutto l’ecosistema e offrendo un servizio migliore ai clienti.

Per promuovere l’Open Insurance è nata OPIN, Open Insurance Initiative, che ha tra i suoi principali obiettivi quello di definire gli standard di open API che favoriscano un flusso sicuro dei dati tra gli assicuratori, i loro clienti e fornitori terzi di servizi. Diverse aree del mondo hanno regole, modelli e inclinazioni diverse verso la condivisione dei dati, quindi l’adozione di standard è una necessità non solo per una migliore interoperabilità ‘tecnica’, ma per una maggiore garanzia di equità e gestione etica dei dati.

Open API sarà uno standard progettato e guidato dalla comunità di sviluppatori perché venga utilizzato dall’industria assicurativa internazionale. Prevede la definizione di diversi elementi tecnici: architettura, formato dei dati, aspetti di sicurezza, autenticazione e consenso, protocolli di trasferimento dati, sistemi di pagamento, ecc.

Si tratta di un lavoro impegnativo in quanto dovrà tenere conto diversi livelli delle strutture IT e di tecnologie a diverso grado di maturità.

 

I vantaggi di Open API

Il principale vantaggio di uno standard per la condivisione dei dati sarà l’estensione dei servizi e delle partnership a prodotti e operatori che vanno oltre il tradizionale perimetro dell’industria assicurativa. Ma non solo: in prospettiva stiamo parlando anche di una migliore customer experience, di una maggiore trasparenza e accessibilità ai dati, sia per l’azienda sia per il cliente.

“Adottare un approccio comune e aperto a standard API significherà semplificare la sottoscrizione, la creazione e l’integrazione con le piattaforme degli assicuratori, eliminando l’attrito nella creazione di nuove applicazioni e funzionalità”, spiega Fouad Husseini, fondatore della Open Insurance Initiative in un articolo su Medium. “L’interoperabilità delle piattaforme e il supporto di protocolli aperti è migliore per l’ecosistema dei consumatori e delle imprese. Man mano che più dispositivi intelligenti si uniscono all’ecosistema e le imprese si organizzano intorno a un’economia in tempo reale, si intensifica la necessità di infrastrutture complesse in tempo reale. Le organizzazioni avranno bisogno di infrastrutture in grado di soddisfare non solo le odierne esigenze di streaming dei dati, ma anche quelle di un futuro in cui i servizi quotidiani si affidano costantemente ai dati in transito”.

 

L’impatto dell’intelligenza artificiale

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è un obiettivo di grande importanza, che attira moltissimi investimenti ma pone anche tanti interrogativi etici e preoccupazioni sociali. Ci si aspetta che i sistemi di intelligenza artificiale siano in grado di garantire affidabilità, equità e trasparenza. Nell’industria assicurativa l’AI è applicabile nell’intera filiera: pricing e sottoscrizione, simulazione e modellizzazione dei rischi, prevenzione dei rischi, valutazione dei sinistri, prevenzione dalle frodi, miglioramento del customer service, efficienza operativa. Molti di questi aspetti sono oggi poco noti al cliente finale, ma col tempo la responsible AI sarà un pilastro anche della reputazione aziendale.

È giusto dunque domandarsi: quali vantaggi offre l’introduzione di standard nel dominio dell’intelligenza artificiale? Prima di tutto permette di costruire trust: l’AI sta crescendo in capacità e influenza, ma non nella fiducia delle persone. Si tratta di un tema enorme. Elon Musk, che anni fa defini l’AI come la “minaccia più grande per l’esistenza” del genere umano, insieme ad altri importanti investitori della Silicon Valley ha promosso la nascita di OpenAI, un’organizzazione non profit di ricerca con lo scopo di promuovere e sviluppare un’intelligenza artificiale amichevole (Friendly AI) e sia di beneficio per l’umanità.

Come si diceva in precedenza a proposito dell’open insurance, la cultura, l’etica, la regolamentazione nell’uso di determinate tecnologie cambia da Paese a Paese e da azienda ad azienda. Esiste solo un modo per garantire determinati ‘requisiti’ minimi, ed è l’introduzione di standard di settore. ISO, l’organizzazione indipendente e non governativa internazionale nata per creare degli standard universalmente riconosciuti in diversi ambiti, sull’intelligenza artificiale ha già pubblicato sei ‘ISO Standards’ , e altri 21 sono in fase di elaborazione.

Nelle istituzioni europee, dove l’attenzione agli impatti etici della tecnologia è molto elevata (GDPR docet), anche sull’intelligenza artificiale si lavora alacremente. Dal 2019 sono state adottate delle linee guida che richiamano i principi cui devono ispirarsi le aziende nello sviluppo di intelligenza artificiale. Già dal 2018 esiste nel Digital Single Market un costruttivo e continuo confronto attraverso la European AI Alliance e si è condotto un processo pilota che ha coinvolto 350 stakeholder per la definizione di ALTAI, Assessment List for Trustworthy Artificial Intelligence, uno strumento per misurare la responsible AI aziendale.

Siamo appena all’inizio nell’elaborazione di AI standard, che dovrà poi declinarsi in modo sempre più preciso nei settori verticali e nelle singole aree applicative.


La gestione automatizzata dei sinistri

La gestione automatizzata dei sinistri che presuppone l’uso di intelligenza artificiale, ha certamente un grande avvenire, risolvendo un pain point sia per le compagnie che per i suoi clienti. Secondo PWC, entro il 2030, la maggior parte dei claim saranno gestiti in modo automatizzato.

Il sinistro è il momento decisivo nella costruzione del ‘trust’ assicurativo e fidelizza il cliente che oggi è diventato più esigente: vuole essere servito 24 ore su 24, 7 giorni su 7, vuole decidere lui se parlare con esseri umani o gestire la pratica in forma digitale. Chiede comunque un processo semplice, trasparente, idealmente in tempo reale e che gli permetta di riscuotere ciò a cui ha, nella sua percezione, diritto.

Intelligenza artificiale e data analytics sono sempre più centrali in questa prospettiva futura di gestione dei sinistri. Valgono anche qui, dunque, le stesse considerazioni sulla necessità e utilità di standardizzazione di cui detto in precedenza, con un’attenzione particolare i cosiddetti ‘bias’ (pregiudizi): già prima del digitale nel sistema attuariale della valutazione dei rischi emergeva di tanto in tanto il tema delle possibili discriminazioni. Oggi sappiamo che anche l’intelligenza artificiale può essere, consapevolmente o inconsapevolmente, viziata da bias che ne pregiudicano l’equità.

Sono quindi estremante importanti gli standard che pongono l’accento su questo punto sul quale le startup sono già al lavoro. Daniel Schreiber, uno dei fondatori di Lemonade, in un articolo che si intitola How AI Can Vanquish Bias illustra perché e come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per sconfiggere i bias. Utopia, scaleup finlandese che sviluppa tecnologia AI anche per la gestione dei sinistri, ha pubblicato circa un anno fa il suo manifesto sull’ethical AI, una sorta di suo standard interno che applica però anche nella scelta di partner e fornitori.

“L’intelligenza artificiale è uno strumento, e gli esseri umani ne sono i padroni. Le persone dovrebbero sempre definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. L’etica viene dall’uomo. Ma noi di Utopia sappiamo che l’IA può essere uno strumento potente. Fin dall’inizio abbiamo scelto la via dell’IA etica. Come precursori, abbiamo messo in pratica questi principi insieme ai nostri clienti”, sottolinea Mari-Sanna Paukkeri, CEO di Utopia. “L’IA e l’etica sono diventati un argomento importante nel discorso pubblico da quando molti compiti sono stati automatizzati, e c’è la convinzione errata che nessuno sia responsabile delle decisioni sull’IA. Questo non è vero: le persone che costruiscono modelli di IA e che forniscono i dati di formazione per l’IA dovrebbero essere sempre responsabili delle decisioni che il modello prende”, conclude Paukkeri.