AI, Report - 11 • 09 • 2026

Il funding insurtech torna a crescere, ma è l’AI a guidare la ripresa

 

A cura di Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Italian Insurtech Association

 

Dopo tre anni di forte contrazione, il funding globale dell’insurtech è tornato a crescere. Ma il dato più interessante non riguarda soltanto la quantità di capitale che sta rientrando nel settore. Riguarda soprattutto dove quel capitale sta andando e quali modelli gli investitori stanno scegliendo di finanziare.

 

Il mercato aveva raggiunto il proprio picco nel 2021, con 15,8 miliardi di dollari raccolti a livello globale. Da lì è iniziata una discesa molto rapida: 7,98 miliardi nel 2022, 4,51 miliardi nel 2023 e 4,25 miliardi nel 2024. Il 2025 ha segnato la prima vera inversione di tendenza dal 2021, con investimenti complessivi saliti del 19,5% a 5,08 miliardi di dollari, secondo Gallagher Re. Nel solo quarto trimestre il funding ha raggiunto 1,68 miliardi, in crescita del 66,8% rispetto al trimestre precedente e al livello trimestrale più alto dal terzo trimestre 2022.

 

La ripresa si è confermata anche all’inizio del 2026. Nel primo trimestre sono stati investiti 1,63 miliardi di dollari, sostanzialmente in linea con la fine del 2025 e ancora su livelli tra i più elevati degli ultimi anni. È però la composizione di questi investimenti a raccontare il cambiamento più profondo.

 

Anche il numero e la dimensione delle operazioni raccontano un mercato più selettivo. Nel primo trimestre 2026 i deal sono scesi da 102 a 81 rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, mentre la dimensione media è aumentata del 23,3%, raggiungendo 23,23 milioni di dollari, il livello più alto dal quarto trimestre 2021. Meno operazioni, quindi, ma mediamente più grandi: un segnale di maggiore concentrazione del capitale su progetti considerati più solidi e scalabili.

 

Nel quarto trimestre del 2025 il 77,9% del funding insurtech è andato a società focalizzate sull’intelligenza artificiale. Nel primo trimestre del 2026 questa quota è salita al 95,2%: 1,55 miliardi di dollari distribuiti su 68 operazioni. Tutte le dieci maggiori operazioni del trimestre hanno riguardato realtà AI-focused. Di fatto, oggi parlare di investimenti insurtech significa parlare sempre più di investimenti nell’intelligenza artificiale applicata all’assicurazione.

 

Non si tratta soltanto di una nuova fase di entusiasmo tecnologico. L’AI sta entrando nei processi più rilevanti della catena del valore assicurativa: underwriting, pricing, gestione dei sinistri, antifrode, distribuzione e relazione con il cliente. Il capitale si sta quindi concentrando sulle realtà che dimostrano di poter trasformare questa tecnologia da strumento di efficientamento a componente strutturale del proprio modello industriale.

 

Anche il ritorno dei mega-round mostra un mercato diverso rispetto agli anni della crescita indiscriminata. Nel 2025 il numero di operazioni superiori a 100 milioni di dollari è salito da sei a undici. Allo stesso tempo, compagnie e riassicuratori hanno effettuato 162 investimenti venture in aziende tecnologiche, il dato annuale più alto mai registrato da Gallagher Re. Significa che l’interesse non arriva soltanto dai fondi generalisti, ma sempre più dagli operatori assicurativi stessi, che cercano tecnologie capaci di integrarsi nei processi core.

 

È probabilmente questa la principale differenza rispetto al precedente ciclo insurtech. Per anni una parte del mercato ha costruito la propria narrativa sulla possibilità di sostituire o disintermediare gli operatori tradizionali. Oggi gli investitori sembrano premiare soprattutto tecnologie capaci di lavorare insieme all’industria assicurativa e di migliorarne le performance. La domanda non è più soltanto quanto una soluzione sia innovativa, ma quale impatto riesca concretamente a generare.

 

L’underwriting è uno degli ambiti in cui questo passaggio appare più evidente. Una recente ricerca Accenture su 430 senior underwriting executive mostra che l’adozione dell’AI, oggi ancora limitata, è attesa crescere dal 14% al 70% nei prossimi tre anni. L’obiettivo è utilizzare dati e automazione per migliorare valutazione del rischio, velocità decisionale e precisione, liberando allo stesso tempo gli underwriter dalle attività a minor valore aggiunto.

 

Ma proprio qui emerge il vero banco di prova del nuovo ciclo: il ritorno sull’investimento. Il mercato ha ormai superato la fase in cui bastava dichiarare un progetto AI per attrarre attenzione. Gli investitori e le compagnie chiedono evidenze più concrete: riduzione dei tempi, miglioramento dei loss ratio, crescita dei ricavi, maggiore qualità dell’esperienza del cliente. La tecnologia deve dimostrare di produrre risultati misurabili.

 

La stessa AI, inoltre, non sta soltanto trasformando il modo di assicurare i rischi esistenti. Sta creando nuove esposizioni da assicurare. Cyber risk, responsabilità professionale e responsabilità legate all’utilizzo di sistemi automatizzati stanno progressivamente convergendo. Questo apre spazio a nuovi prodotti e a nuovi operatori specializzati, ma richiede anche capacità tecniche, dati e modelli di valutazione ancora in fase di sviluppo.

 

Per l’ecosistema europeo la sfida è ancora più rilevante. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno concentrato il 55,74% delle operazioni insurtech globali e la quota riconducibile alla Silicon Valley è quasi raddoppiata, passando dall’8,72% al 16,12%. La disponibilità di capitale è quindi tornata a crescere, ma resta fortemente concentrata geograficamente.

 

Per l’Italia e per l’Europa questo nuovo ciclo rappresenta un’opportunità, ma anche un segnale molto chiaro. Non basta sviluppare soluzioni tecnologicamente avanzate: servono prodotti capaci di competere su dati, metriche, casi d’uso e risultati economici. Il capitale è tornato, ma è diventato più selettivo.

 

Il ritorno del funding insurtech è certamente una buona notizia per il settore. Non stiamo però assistendo a una nuova stagione di crescita indiscriminata. Il mercato sta premiando soprattutto chi riesce a dimostrare che l’intelligenza artificiale può generare valore concreto per compagnie, intermediari e clienti. La prossima fase dell’insurtech non sarà quindi determinata dal numero di startup nate o dalla quantità di tecnologia disponibile, ma dalla capacità di trasformare l’AI in risultati misurabili e in modelli industriali sostenibili.