Il divario che non possiamo permetterci: l’intelligenza artificiale, le PMI italiane e il futuro di assicurazioni e banche Strategia, Trends - 07 • 09 • 2026 ECOSISTEMA E COMPETITIVITÀ Il divario che non possiamo permetterci: l’intelligenza artificiale, le PMI italiane e il futuro di assicurazioni e banche Perché il ritardo digitale del tessuto produttivo italiano è, oggi, il principale rischio strategico per un settore che deve crescere insieme ai propri clienti Simone — Presidente, Italian Insurtech Association · Editoriale IIA C’è una domanda che negli ultimi mesi torna con insistenza nelle sale riunioni della nostra associazione, nei confronti con i membri del board e nelle conversazioni a margine dei nostri eventi: che cosa succede al mercato assicurativo e bancario italiano se le piccole e medie imprese, la spina dorsale del Paese, restano escluse dalla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale? La risposta, per chi opera in questo settore, non è astratta. È un problema di crescita, di rischio e di rilevanza competitiva che riguarda direttamente compagnie, banche, intermediari e l’intero ecosistema insurtech. Un’economia a due velocità L’Italia conta oltre quattro milioni di piccole e medie imprese, che generano la maggioranza del valore aggiunto e dell’occupazione del Paese. È un tessuto che ha attraversato crisi finanziarie, shock energetici e una pandemia con una resilienza spesso sottovalutata. Ma la trasformazione portata dall’intelligenza artificiale generativa e predittiva è di natura diversa: non è un evento da assorbire, è una capacità organizzativa da costruire. E qui il divario italiano è evidente. Le rilevazioni più recenti sull’adozione dell’IA nelle imprese italiane mostrano un quadro polarizzato: da un lato una minoranza di aziende, spesso di dimensioni maggiori o guidate da manager digitalmente maturi, che stanno integrando strumenti di IA nei processi decisionali, nella gestione del rischio, nella relazione con il cliente; dall’altro una maggioranza di micro e piccole imprese che non dispone delle competenze, del capitale umano o semplicemente del tempo manageriale per avviare questo percorso. Il rischio non è tecnologico. È la creazione strutturale di due economie italiane che crescono a velocità incompatibili — e un settore assicurativo e bancario che rischia di poter servire bene solo una delle due. Perché questo è un problema per assicurazioni e banche Il settore assicurativo e quello bancario italiano condividono con le PMI un destino strutturale: la loro crescita futura dipende dalla capacità di questo tessuto imprenditoriale di produrre valore, assumere rischio in modo consapevole e generare domanda di protezione, credito e investimento. Se una parte rilevante delle PMI rimane esclusa dalla trasformazione basata sui dati e sull’IA, per il settore finanziario e assicurativo si materializzano tre rischi concreti. 1. Un mercato che non genera la domanda attesa Le imprese che non adottano strumenti digitali e di IA restano tipicamente sotto-assicurate e sotto-bancarizzate rispetto al proprio potenziale, non per assenza di bisogno ma per assenza di consapevolezza del rischio e di capacità di dialogare con prodotti sempre più sofisticati. Il fenomeno del sotto-assicurato delle PMI italiane, già ampiamente documentato, rischia di aggravarsi ulteriormente se il gap digitale si somma al gap assicurativo esistente. 2. Un rischio di selezione avversa e di dati incompleti Compagnie e banche costruiscono oggi i propri modelli di pricing, underwriting e scoring creditizio su basi dati sempre più arricchite da fonti digitali — sensori, gestionali, piattaforme di fatturazione elettronica, sistemi ERP. Le PMI che non digitalizzano i propri processi restano invisibili a questi modelli, o vengono valutate con proxy imprecisi. Il risultato è un circolo che si autoalimenta: minore visibilità dei dati, minore capacità di offrire prodotti su misura, minore propensione all’acquisto, minore investimento nella relazione da parte degli operatori. 3. Una compressione della base clienti di domani Le imprese che oggi non investono in competenze digitali e in IA rischiano una perdita di competitività che, nell’arco di cinque-dieci anni, può tradursi in stagnazione, cessione o chiusura. Per il settore finanziario questo significa vedere ridursi, non ampliarsi, la platea di imprese solide, bancabili e assicurabili con cui costruire relazioni di lungo periodo — proprio nel momento in cui il mercato assicurativo e creditizio italiano ha bisogno di crescere in profondità, non solo in prezzo. ~95% delle imprese italiane sono PMI o micro-imprese < 30% adotta strumenti di IA in modo strutturato* € mld di protection gap PMI ancora da colmare* *Stime indicative basate su rilevazioni di settore; valori da aggiornare con dati verificati al momento della pubblicazione. Le determinanti del ritardo Il divario di adozione dell’IA nelle PMI italiane non nasce da un singolo fattore, ma dalla combinazione di alcune condizioni strutturali che conosciamo bene come ecosistema: Competenze: carenza diffusa di alfabetizzazione digitale e di data literacy nel management delle piccole imprese, spesso guidate da imprenditori con formazione tecnica ma non digitale. Capitale: difficoltà di accesso a risorse per investimenti in tecnologia che non generano un ritorno immediato e visibile in bilancio. Governance: assenza di funzioni dedicate — non esiste, nella maggioranza delle PMI, una figura responsabile della trasformazione digitale o della gestione del rischio dati. Offerta: prodotti assicurativi, bancari e tecnologici spesso pensati per la grande impresa o per il consumatore, con un’insufficiente calibrazione sulle esigenze reali della micro e piccola impresa italiana. Fiducia: percezione diffusa dell’IA come rischio piuttosto che come strumento, alimentata da scarsa informazione e da timori — non sempre infondati — su sicurezza dei dati e conformità normativa. Il ruolo dell’insurtech: da spettatore a infrastruttura abilitante È qui che l’ecosistema insurtech italiano ha una responsabilità e un’opportunità che vanno oltre il proprio perimetro di mercato. Le soluzioni di distribuzione assicurativa integrata, i motori di underwriting basati su IA, le piattaforme di prevenzione del rischio per le PMI e gli strumenti di scoring alternativo possono diventare non solo prodotti da vendere, ma infrastrutture che riducono la barriera d’ingresso delle piccole imprese alla trasformazione digitale. Un esempio concreto: una polizza embedded collegata a un gestionale cloud per PMI non si limita a trasferire un rischio, introduce l’impresa a un ecosistema di dati che, se ben governato, genera valore aggiunto anche fuori dal perimetto assicurativo — dalla prevenzione dei sinistri all’accesso più semplice al credito. Assicurazione e banca, in questo scenario, diventano leve di alfabetizzazione digitale, non solo fornitori di protezione o di capitale. Il settore che sceglierà di investire nella maturità digitale delle PMI oggi sarà quello che avrà, domani, il mercato più ampio, più informato e più fidelizzato a cui rivolgersi. Che cosa possiamo fare, come ecosistema Come Italian Insurtech Association riteniamo che questo tema debba entrare stabilmente nell’agenda strategica di compagnie, banche, intermediari e istituzioni. In particolare: Promuovere programmi di alfabetizzazione digitale e assicurativa rivolti specificamente alle PMI, in collaborazione con associazioni di categoria e camere di commercio. Sviluppare prodotti embedded e modulari, distribuiti nei punti di contatto già utilizzati dalle PMI — gestionali, piattaforme di fatturazione, marketplace B2B — anziché richiedere un percorso d’acquisto separato. Investire in modelli di underwriting inclusivi, capaci di valutare correttamente imprese con tracce digitali ancora limitate, senza escluderle per difetto di dati. Costruire alleanze tra insurtech, banche e associazioni datoriali per co-progettare strumenti di prevenzione del rischio accessibili anche alle micro-imprese. Misurare e rendere pubblico il divario, con ricerche periodiche che diano a decisori pubblici e privati una base dati su cui orientare investimenti e policy. Conclusione: una finestra di tempo, non una condanna Il divario nell’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle PMI italiane è un rischio reale, ma non è un destino. È una finestra di tempo in cui l’ecosistema assicurativo, bancario e insurtech può scegliere se restare a guardare la polarizzazione del tessuto produttivo, oppure diventare parte attiva della soluzione, costruendo gli strumenti che permettono alle piccole imprese di colmare il ritardo. La crescita del nostro settore, nei prossimi dieci anni, dipenderà in larga misura dalla salute digitale delle imprese che serviamo. Includere le PMI nella trasformazione dell’IA non è quindi solo una responsabilità di sistema: è, semplicemente, la condizione necessaria per la nostra stessa crescita. Italian Insurtech Association — Contenuto editoriale a cura della Presidenza. Riproduzione riservata.