AI & Insurtech, Comunicati stampa - 13 • 08 • 2026

INSURTECH & VENTURE CAPITAL

Il funding insurtech torna a correre: è l’intelligenza artificiale a guidare la ripresa

Dopo tre anni di contrazione, gli investimenti nel settore accelerano trimestre su trimestre — e quasi tutto il capitale nuovo viene assorbito da startup costruite attorno all’AI

Un settore che usciva da tre anni di contrazione

Il funding insurtech globale aveva toccato il picco nel 2021 con 15,8 miliardi di dollari, per poi collassare per tre anni consecutivi: 7,10 miliardi nel 2022, 4,50 miliardi nel 2023 e un minimo di 4,25 miliardi nel 2024, secondo i dati di Gallagher Re. Il 2025 ha invertito la rotta: gli investimenti sono saliti del 19,5% a 5,08 miliardi di dollari, il primo incremento annuo dal 2021, trainato soprattutto da un quarto trimestre esplosivo — +66,8% rispetto al terzo, a 1,68 miliardi, il dato trimestrale più alto dal terzo trimestre 2022.

La ripresa si è poi consolidata nei primi due trimestri del 2026: 1,63 miliardi nel primo trimestre e 2,44 miliardi nel secondo, il livello più alto dal secondo trimestre 2022. Nel giro di sei trimestri il settore è passato da un mercato piatto e stagnante a due dei suoi trimestri più forti degli ultimi quattro anni.

L’AI ora assorbe quasi tutto il capitale

Il dato che spiega la ripresa non è tanto il volume complessivo, quanto la sua composizione. Nel 2025 due terzi del funding insurtech — 3,35 miliardi di dollari su 227 operazioni — sono andati a società costruite attorno all’intelligenza artificiale. Nel quarto trimestre quella quota era già salita al 77,9%; nel primo trimestre 2026 al 95,2% (1,55 miliardi su 68 operazioni, con un deal medio di 25,79 milioni); nel secondo trimestre 2026 al 99,1% (2,42 miliardi su 95 operazioni). Nello stesso trimestre, ogni singolo round sopra i 5 milioni di dollari è andato a una società con un chiaro posizionamento AI, e tutte le dieci operazioni più grandi del trimestre precedente erano andate a insurtech AI-focused.

Dove va il capitale: mega-round e segnali concreti

Il ritorno dei cosiddetti mega-round — raccolte sopra i 100 milioni di dollari — è uno dei segnali più chiari della ripresa. Nel quarto trimestre 2025 cinque società (CyberCube, ICEYE, Creditas, Federato e Nirvana) hanno raccolto insieme 662,81 milioni di dollari; il numero di mega-round nell’anno è salito da sei a undici, con CyberCube che ha chiuso un round di crescita da 180 milioni e ICEYE una Serie E da 174,81 milioni. Il primo trimestre 2026 ha visto invece solo il sesto early-stage insurtech della storia a superare i 100 milioni in un singolo round, mentre il funding early-stage complessivo è cresciuto del 36,1% su base trimestrale a 548,50 milioni, con un deal medio in aumento del 278,8% anno su anno.

Anche la composizione per linea di business si è mossa: nel primo trimestre 2026 il funding Life & Health è quasi raddoppiato su base trimestrale a 718,99 milioni, mentre il Property & Casualty è sceso del 31% a 907,14 milioni pur mantenendo un deal medio stabile. Tra le operazioni recenti più rappresentative: la svedese Lassie, assicuratore pet-focused, ha raccolto 75 milioni in Serie C per accelerare l’espansione europea; mea ha chiuso 50 milioni per scalare la propria piattaforma AI dedicata al mondo assicurativo; e un nuovo gruppo di specialisti — da Munich Re, che ha lanciato garanzie di performance sui modelli AI, fino a realtà più giovani come Testudo e Armilla — si sta formando specificamente attorno alla responsabilità civile da AI per le imprese che la utilizzano.

Perché proprio ora: AI liability e cyber risk convergono

Il motore strutturale dietro questa concentrazione di capitale è la nascita di una nuova categoria di rischio. Cyber insurance, responsabilità professionale e responsabilità da AI stanno progressivamente convergendo in un’unica area — che Gallagher Re definisce “Digital Risks” — perché condividono le stesse fonti di esposizione: attori malevoli o guasti tecnici in infrastrutture cloud concentrate. Dal 2012 le insurtech attive su rischio digitale e cyber hanno raccolto complessivamente 5,77 miliardi di dollari su 263 operazioni; l’AI liability insurance, in questo senso, non è un tema nuovo ma l’ultima evoluzione di un filone che il mercato segue da oltre un decennio. La sfida per chi sottoscrive questi rischi è concettuale prima ancora che tecnica: l’AI è un sistema probabilistico, non deterministico, il che cambia il modo in cui si valutano causalità, performance e responsabilità rispetto al software tradizionale.

Il nodo aperto: il ritorno sull’investimento

Non tutti gli osservatori leggono questi numeri come un segnale univocamente positivo. Gallagher Re stessa avverte che l’entusiasmo attorno all’AI va temperato con aspettative realistiche sui ricavi, e CB Insights prevede che nel 2026 i vertici assicurativi chiederanno sempre più spesso prove concrete che gli investimenti in AI generino crescita e non solo risparmi sui costi. Il tema non è nuovo: secondo uno studio Accenture del 2025, il 71% dei responsabili underwriting considera l’investimento in AI e automazione critico o molto critico per migliorare le performance di sottoscrizione — ma tradurre quella convinzione in redditività misurabile resta, per ammissione degli stessi analisti del settore, il vero banco di prova del ciclo che si è aperto nel 2025.

Per l’ecosistema insurtech europeo e italiano, il quadro suggerisce due letture complementari: da un lato la finestra di capitale disponibile per chi lavora su AI applicata all’assicurazione — sottoscrizione, pricing, gestione sinistri, responsabilità da AI — è oggi più ampia che in qualsiasi momento dal 2022; dall’altro la concentrazione geografica resta un rischio, con gli Stati Uniti che nel 2025 hanno catturato il 55,74% delle operazioni globali (in crescita di 5,16 punti) e la sola Silicon Valley che ha quasi raddoppiato la propria quota, dall’8,72% al 16,12%. Chi in Europa vuole intercettare questo ciclo di capitale ha bisogno di prodotti e round costruiti per competere su uno standard di prova — dati, metriche, casi d’uso misurabili — che il mercato sta rendendo esplicitamente non negoziabile.