Vent’anni da qui – strategia e visione di lungo periodo AI & Insurtech, Comunicati stampa - 04 • 08 • 2026 STRATEGIA E VISIONE DI LUNGO PERIODO Vent’anni da qui Perché l’educazione assicurativa e finanziaria dei giovani è la pianificazione strategica che l’Italia non può più rimandare L’Italia fatica a programmare oltre l’orizzonte della legislatura in corso. Ma esistono partite che si vincono o si perdono solo se giocate su vent’anni, e la cultura assicurativa e finanziaria dei più giovani è tra queste: i quindicenni di oggi saranno gli assicurati, i risparmiatori e i decisori del 2046. Un Paese che pensa a breve La difficoltà italiana nel pianificare a lungo termine non è una percezione, è una caratteristica strutturale del sistema. Dal 1948 a oggi si sono succeduti 67 governi guidati da 29 presidenti del Consiglio diversi, con una durata media in carica di appena 414 giorni: poco più di un anno e due mesi. Anche quando, negli ultimi due decenni, la durata media degli esecutivi si è allungata, il debito pubblico resta stabile intorno al 140% del PIL, terzo livello più alto tra i Paesi OCSE dopo Giappone e Grecia. Non sorprende che il principale strumento di programmazione della finanza pubblica, il Piano Strutturale di Bilancio, abbia un orizzonte pari alla durata ordinaria della legislatura: cinque anni, rivedibili a ogni cambio di esecutivo. È un contesto che scoraggia gli investimenti a beneficio differito — ricerca, istruzione, infrastrutture — a favore di misure dal ritorno immediato e visibile. Un meccanismo comprensibile nella logica del consenso elettorale, ma incompatibile con problemi che, per loro natura, si risolvono solo fuori dal perimetro di una legislatura. Le riforme strutturali hanno quasi sempre costi immediati e concentrati, benefici diffusi e visibili solo nel lungo periodo: la ragione per cui in Italia tendono a restare sulla carta. Un problema che si misura oggi, tra i banchi di scuola L’indagine PISA 2022 dell’OCSE, condotta su circa 98.000 studenti quindicenni in rappresentanza di oltre 9 milioni di ragazzi in 20 Paesi, ha assegnato agli studenti italiani 484 punti in alfabetizzazione finanziaria, contro una media dei Paesi più sviluppati di 498. Solo il 5% dei quindicenni italiani raggiunge il livello più alto di competenza, contro l’11% della media OCSE: un divario che significa concretamente una minore capacità di riconoscere un tentativo di phishing, un investimento in criptovalute fraudolento o un prestito ingannevole. Ancora più critico, il 18% degli studenti italiani non raggiunge nemmeno il livello base di alfabetizzazione finanziaria. Nel 2022 l’Italia era tra i pochi Paesi coinvolti nella rilevazione in cui l’educazione finanziaria non fosse ancora materia curricolare. Il quadro non migliora significativamente in età adulta. Le rilevazioni OCSE più recenti collocano il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria degli adulti italiani a 61 punti su 100, con lacune diffuse su concetti chiave come l’inflazione (risposta corretta nel 62% dei casi) e l’interesse composto (44%): solo il 30% degli adulti risparmia in modo attivo e pianificato. Sul fronte specificamente assicurativo, la prima indagine nazionale IVASS su conoscenze e comportamenti assicurativi degli italiani — condotta su oltre duemila intervistati tra i 18 e i 65 anni e oltre — ha fissato l’indice generale di cultura assicurativa a 54 punti su 100. Più del 70% degli intervistati considera la propria cultura assicurativa non adeguata, un giudizio che si accentua, paradossalmente, all’aumentare del titolo di studio: più le persone imparano, più percepiscono quanto ancora non sanno. 484 / 498 Punteggio PISA 2022 alfabetizzazione finanziaria: Italia vs media Paesi avanzati 18% Studenti italiani sotto il livello base di competenza finanziaria 54 / 100 Indice IVASS di cultura assicurativa degli italiani adulti Il costo economico della sottoassicurazione Questo divario formativo non resta confinato alle statistiche: si traduce in un mercato strutturalmente sottodimensionato. Nei rami danni, la raccolta premi italiana si è fermata a circa 35,7 miliardi di euro, contro i 104,9 miliardi della Francia e gli 88,6 della Germania; nei rami vita, ai 95,9 miliardi italiani si contrappongono i 167,7 miliardi francesi e i 150,2 tedeschi. A pesare, secondo gli stessi intervistati IVASS, non è solo il costo delle polizze — indicato dal 67,5% come primo ostacolo alla sottoscrizione — ma la scarsa comprensibilità dei prodotti, segnalata da un intervistato su due, oltre alla sfiducia verso il settore. Il risultato è un Paese in cui, con la sola eccezione della RC Auto obbligatoria, le coperture volontarie restano diffuse tra una minoranza della popolazione, mentre l’allungamento della vita media, la crescente fragilità del sistema pensionistico pubblico e la moltiplicazione dei rischi climatici rendono la protezione assicurativa sempre più necessaria. Perché serve un orizzonte a vent’anni È qui che il ragionamento incontra la specificità del problema: educazione finanziaria e assicurativa non si costruiscono con una campagna informativa, ma con un investimento pluridecennale sulle generazioni che oggi sono sui banchi di scuola. Il quindicenne misurato da PISA nel 2022 avrà 39 anni nel 2046: sarà nel pieno della vita lavorativa, avrà famiglia, casa, forse un’impresa, e prenderà — con o senza le competenze per farlo bene — decisioni su mutui, polizze, previdenza complementare, protezione del patrimonio. Costruire quelle competenze oggi non è un esercizio educativo accessorio: è pianificazione strategica del mercato assicurativo e finanziario di domani, esattamente il tipo di investimento a beneficio differito che la politica italiana strutturalmente evita. Il quindicenne misurato da PISA nel 2022 avrà 39 anni nel 2046. Le competenze che non gli diamo oggi sono un costo che il sistema pagherà per un’intera vita lavorativa. Il confronto europeo mostra che dove esiste continuità normativa e curricolare, i risultati arrivano: in Spagna l’educazione finanziaria è materia scolastica strutturata dal 2014, dalla primaria — con i temi di denaro e risparmio — fino al corso di Economia nella secondaria. In Italia, la recente riforma che inserisce l’educazione finanziaria nell’educazione civica, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, va nella stessa direzione, ma la sua reale efficacia si misurerà solo alla prossima rilevazione PISA, prevista per il 2029 — e concretamente sui giovani che saranno adulti attorno al 2040. Possiamo farcela I segnali di movimento ci sono. Nell’anno scolastico 2024-2025 le sole iniziative del Comitato Edufin hanno coinvolto circa 3.000 insegnanti e 800 dirigenti scolastici della scuola superiore in due indagini dedicate a mappare aspettative e criticità dell’educazione finanziaria a scuola; in parallelo, programmi promossi da IVASS e da attori privati hanno formato centinaia di docenti e migliaia di studenti con attività esperienziali in classe. Sono numeri ancora piccoli rispetto ai milioni di studenti italiani, ma indicano una direzione: quella di un ecosistema — istituzioni di vigilanza, scuola, famiglie, imprese assicurative e associazioni di settore — che inizia a muoversi insieme. Il settore assicurativo e finanziario ha qui un ruolo che va oltre la responsabilità sociale d’impresa: è interesse di mercato diretto. Ogni euro investito oggi in educazione finanziaria e assicurativa dei più giovani è un euro che riduce, tra dieci o vent’anni, il costo di acquisizione di un cliente consapevole, la sinistrosità legata a scelte di copertura sbagliate, la sfiducia che oggi tiene lontano più del 70% degli italiani da una piena cultura assicurativa. È una logica di filiera lunga, non di trimestre: la stessa logica che l’instabilità politica italiana fatica strutturalmente ad applicare, ma che imprese, associazioni di categoria e singoli professionisti possono adottare anche indipendentemente dal ciclo legislativo. Non serve aspettare che l’Italia impari a pianificare a lungo termine su tutto. Serve scegliere, con lucidità, le poche partite che non si possono giocare altrimenti — e l’educazione dei clienti di domani è certamente una di queste. Iniziare oggi, con costanza, su una generazione alla volta, è l’unico modo realistico per arrivare al 2046 con un Paese più assicurato, più informato e più resiliente. Possiamo farcela — a condizione di misurare il successo non nei prossimi dodici mesi, ma nei prossimi vent’anni. Fonti: OCSE-PISA 2022 Financial Literacy (INVALSI/Banca d’Italia); IVASS, Indagine sulle conoscenze e i comportamenti assicurativi degli italiani; Comitato Edufin; ANIA; Pagella Politica, dati sulla durata dei governi italiani; Il Sole 24 Ore.